Tuesday, December 11, 2007

Qui ed ora


Non ci atteniamo mai al presente.

Anticipiamo l'avvenire come troppo lento a giungere, quasi per affrettare il suo corso; oppure ricordiamo il passato per fermarlo come troppo fugace. Siamo così imprudenti che vaghiamo nei tempi che non sono nostri e non pensiamo al solo che realmente ci appartiene.

Blaise Pascal

[...] si faceva l'esempio del treno. Come un viaggiatore per arrivare alla mèta non cammina avanti e indietro nel treno, ma sta seduto al suo posto, così noi dobbiamo star fermi nel presente. Il treno del tempo cammina da sè.

Chiara Lubich

[...] mai la sua mente su dove lui era, su ciò che faceva...


Yoda

Monday, December 03, 2007

I nostri vecchi abiti

Un grande saggio fu chiamato a corte per diventare Primo Ministro. L'Imperatore lo scelse per la sua grande saggezza, nonostante fosse un mendicante e vivesse di elemosine e prestando servizio giornaliero nei campi.

Quando arrivò a corte l'Imperatore lo fece lavare, profumare con costose essenze e vestire con abiti sontuosi.

Non passò molto tempo perché tutti, a corte, arrivassero ad ammirare la saggezza dell'uomo e il suo buon consiglio. L'Imperatore non prendeva alcuna decisione senza essersi prima consultato con lui.

Ma con la sua fama crebbe anche l'invidia di alcuni. Avendo notato che ogni giorno il saggio entrava in una stanza gelosamente chiusa a chiave, senza permettere ad alcun altro di entrarvi, questi invidiosi fecero arrivare i loro sospetti all'orecchio dell'Imperatore: "Ogni giorno passa quasi un'ora in quella stanza, si chiude a chiave dentro e non permette a nessuno di entrare con lui. Cosa mai vi terrà nascosto? Quale segreto starà nascondendo?"

Alla fine l'Imperatore si insospettì a sua volta e fece chiamare il saggio: "Io sono il tuo Imperatore e il tuo più devoto ammiratore. A me puoi dire cosa nascondi in quella stanza..."

"Non c'è nulla che possa interessare Vostra Maestà. Non dovete darvene cruccio"

"Ma io voglio... devo saperlo! Ti ordino di farmi entrare"

"Vostra Maestà non ha di che preoccuparsi. Non vi farò entrare"

"Allora tu mi nascondi qualcosa davvero! Io quindi entrerò in quella stanza, con o senza il tuo permesso"

"Vostra Maestà, se non vi fidate di me, io vi porterò nella stanza. Ma sappiate che questo segnerà la fine del mio incarico a corte. Se entrerete nella stanza insieme a me, considerate fin d'ora le mie dimissioni"

"E sia. Voglio entrare nella stanza"

Così l'Imperatore, accompagnato dal saggio, dai consiglieri invidiosi e dalle sue guardie personali, entrò nella stanza...

... e vide che era vuota. C'era soltanto un vecchio saio da mendicante appeso a un chiodo nel muro.

"Cosa vieni quindi a fare in questa stanza?"

"A guardare il vecchio vestito da mendicante, che avevo quando mi avete chiamato a corte. Mi ricorda cosa ero prima e cosa tornerò ad essere. Quello che sono adesso è solo qualcosa che accade nel frattempo. In questo modo mi mantengo distaccato dalle ricchezze, dalla fama e dal potere della mia posizione di Primo Ministro."

E detto questo si tolse i suoi sontuosi abiti di seta e ri-infilò il suo vecchio saio.

L'Imperatore si rese conto del suo grave errore di non aver avuto fiducia nel saggio e lo pregò ripetutamente di rimanere a corte.

"La tua fiducia in me si è spezzata. Hai preferito seguire le voci di persone invidiose che non la mia verità. Non c'è nulla che possa ancora fare per te. E' tempo per me di andare."

E se ne andò. Gli anni passati a corte erano stati qualcosa che era accaduto, ma che non aveva dominato la sua vita. E tornò ad essere il mendicante di prima, come il suo vecchio saio gli aveva ogni giorno ricordato.

Tutto ciò che ci accade è accidentale. Quello che siamo è ciò che resta e ci accompagna nella nostra vita.

Thursday, November 22, 2007

Cosa è vero?

Ad un contadino era fuggito il proprio cavallo e la sera stessa i suoi vicini si erano riuniti per commiserarlo per ciò che era considerata una malasorte.
Egli disse "Può darsi".

Il giorno dopo il cavallo ritornò ma portando con sè sei cavalli selvaggi ed i vicini arrivarono acclamando una simile buona sorte.

Egli disse "Può darsi".

Il giorno dopo suo figlio cercò di sellare uno dei cavalli selvaggi ma fu disarcionato e si ruppe una gamba. Ancora i vicini vennero ad offrire la loro partecipazione affettuosa alla malasorte.

Egli disse "Può darsi".

Il giorno dopo gli ufficiali incaricati della coscrizione vennero al villaggio per scegliere i giovani da mandare sotto le armi ma a causa della gamba rotta il figlio del contadino non venne preso.

Quando i vicini vennero per esprimere quanto fortunatamente fossero andate le cose egli disse ancora "Può darsi".

Saturday, October 06, 2007

L'Età della fretta

Per proseguire sulla scia dell'ultima riflessione (il cambiamento a "piccoli passi"), ecco uno stralcio di un brano di Carl Honoré, tratto dal suo libro "... e vinse la tartaruga". Le note tra parentesi quadre sono mie.

"[l'autore sta raccontando di un'attesa in aereoporto]... comincio a sfogliare un giornale, quando mi cade l'occhio su [un] articolo[...] . Le parole che attirano la mia attenzione sono: - Le favole della buona notte in un minuto - . Per aiutare i genitori a far addormentare i frugoletti più esigenti, diversi autori hanno condensato le fiabe classiche in una serie di frasi ad effetto di sessanta secondi. [...] il mio primo impulso è quello di gridare ' Eureka!'. Al momento sono impegnato in un braccio di ferro notturno con mio figlio di due anni che predilige i racconti lunghi e tortuosi letti a un ritmo tranquillo. Ogni sera lo piloto tuttavia verso libri sempre più brevi e glieli leggo in fretta e furia. Litighiamo spesso. 'Vai troppo veloce' strilla. Oppure, mentre mi dirigo verso la porta, sbotta 'Voglio un'altra storia!'. Una parte di me si sente terribilmente egoista quando accelera il rituale della buona notte, ma un'altra non riesce a resistere alla smania di passare il prima possibile alla voce successiva del programma: cena, e-mail, lettura, bollette, ancora lavoro [...]
Così, di primo acchito, le favole della buona notte in un minuto sembrano troppo belle per essere vere. [...] Poi, quando comincio a domandarmi quanto impiegherà Amazon per spedirmi la collezione completa, la salvezza arriva sotto forma di una controdomanda: sono completamente impazzito? [...] Tutta la mia vita si è trasformata in un allenamento alla fretta, in un tentativo di stipare un numero sempre maggiore di impegni in ciascuna ora. Sono uno Zio Paperone con il cronometro in mano, tormentato dalla necessità di risparmiare ogni singola briciola di tempo, un minuto qui, qualche secondo là. E non sono il solo. Tutti quelli che mi circondando [...] sono stati inghiottiti dallo stesso vortice [...]"

Tuesday, August 28, 2007

Bentornati!

Lentamente, come un serpente strisciante, pigro nel sole del pomeriggio, tutti stiamo rientrando nella vita "di tutti i giorni", come di solito si dice...

Un filo di tristezza e di rassegnazione, forse, a volte, di fronte a qualcosa che si sembra ineluttabile...

Qualcuno porta nella valigia delle vacanze, quasi come un souvenir da una vita diversa, chiari propositi per il nuovo anno (scolastico, mi verrebbe da dire) che inizia.

Benissimo! Forza allora!

Ma per non crollare subito di fronte alla prima difficoltà, ricordiamoci della regola dei piccoli passi. Uno dopo l'altro ci portano alla porta di casa.

Come saluto quindi per questo rinnovato inizio, vi offro una piccola storiella trovata su "Di bene in peggio", di Paul Watzlawick:

"Abu Bakr, il mistico di Bagdad, morì nel 1945. Dopo la sua morte apparve in sogno a un suo amico che gli chiese: - Come ti ha trattato Dio? - Egli rispose: - Mi ha posto al suo cospetto e mi ha chiesto: - Abu Bakr, sai perché ti ho perdonato? - Risposi: - A causa delle mie buone azioni" Lui disse :- No - . Io dissi:- Perché ero sincero nella devozione - Lui disse:- No - Io dissi:- Grazie al mio pellegrinaggio e al mio digiunare e alle mie preghiere - Lui disse:- No, non per questo ti ho perdonato - io dissi:- Grazie ai miei viaggi per acquisire sapere e perché mi sono recato presso i devoti - Egli disse:- No - Io dissi:- O Signore, queste sono le opere che conducono alla salvezza, esse ho posto al di sopra di tutto e compiendole pensavo che grazie ad esse mi avresti perdonato. Egli disse:- Eppure non ti ho perdonato per tutte queste cose.- Io dissi:- Perché allora, o Signore? - Lui disse:- Ricordi quando camminando per le strade di Bagdad trovasti un gattino, che il freddo aveva reso debolissimo e che si muoveva da un muro all'altro per cercare riparo dal freddo e dalla neve e che tu, preso da compassione, lo sollevasti e tenesti sotto la pelliccia che portavi e così facendo lo proteggesti dal tormento del gelo? - Io dissi:- Si, lo ricordo - Lui disse:- perché avesti pietà di quel gatto, per questo Io ho avuto pietà di te-"

Thursday, June 21, 2007

I tempi del cambiamento

Il proprio cambiamento non è un processo improvviso: giro l'interruttore e tutto cambia.

I tempi del cambiamento hanno bisogno di sottili e continue regolazioni.

Peter Senge (La Quinta Disciplina) rende molto bene questo concetto con l'analogia della doccia, un'analogia che possiamo sperimentare ogni mattina nel nostro bagno:

"Regolare la temperatura della doccia è molto più difficile quando il ritardo, prima che la temperatura dell'acqua sia regolata, è di dieci secondi di quando il ritardo è soltanto di un paio di secondi.

Per dieci secondi dopo che avete alzato la temperatura, l'acqua resta fredda. Non ricevete alcuna risposta alla vostra azione. Vi rendete conto del fatto che il vostro atto non ha avuto effetto. Rispondete continuando ad aumentare la temperatura. Quando finalmente arriva l'acqua calda, dal rubinetto sgorga un getto d'acqua a 90 gradi. Saltate via e lo girate di nuovo, e dopo un altro ritardo è di nuovo fredda. Continuate così, attraverso il processo del circuito di riequilibrio. Ogni ciclo di aggiustamenti compensa in qualche misura il ciclo precedente.

Più il vostro comportamento è aggressivo - più decisamente girate le manopole - più ci vorrà tempo per raggiungere la temperatura giusta. Questa è una delle lezioni dei circuiti di riequilibrio con ritardo: l'azione aggressiva produce spesso il risultato esattamente opposto, anziché far procedere più rapidamente verso il vostro obiettivo."

Tuesday, June 05, 2007

Livelli di Cambiamento

Secondo Robert Dilts, uno dei massimi esponenti della PNL, i processi di cambiamento procedono secondo una sorta di gerarchia naturale.

Il primo livello riguarda l'Ambiente, il contesto nel quale operiamo o siamo chiamati ad operare il cambiamento.

Il secondo livello riguarda ciò che facciamo, ovvero il Comportamento che mettiamo in atto. Che mettiamo in atto in quell'Ambiente specifico.

Il terzo livello riguarda le Abilità, le strategie che mettiamo in atto nella direzione del cambiamento. Le abilità che ci permettono di mettere in atto i comportamenti che stiamo esprimendo.

Al quarto livello entrano in gioco i nostri Valori: perchè vogliamo cambiare? Cosa ci spinge a cambiare? Quale motivazione ci guida verso il cambiamento?

Al quinto livello c'è il nostro senso di Identità, il concetto di Mission Personale: chi sarò dopo aver operato il cambiamento.

Infine, al sesto livello, entriamo nella dimensione del Sistema più Vasto in cui si inserisce il cambiamento: la dimensione Spirituale, la Visione del tutto e delle relazioni tra noi e- si potrebbe dire - l'Universo.

Man mano che si sale dal primo al sesto livello, entriamo in una dimensione più profonda che influisce in modo significativo sui livelli precedenti.

Immaginiamo di aver raggiunto la meta del nostro cambiamento, la "fine del viaggio".

Dove siamo? In quale ambiente ci troviamo?

Cosa stiamo facendo?

Quali capacità abbiamo sviluppato che ci permettono ora di comportarci in quel modo?

Perchè lo stiamo facendo? A quali Valori stiamo rispondendo?

Chi siamo?

Che relazione c'è tra noi e il Sistema più ampio di cui facciamo parte?

Friday, May 25, 2007

Il senso degli ultimi passi


Quale filo logico nelle ultime citazioni "postate"?

Cosa lega una rana bollita, Gandhi, Polonio e un gatto sonnacchioso?

Provo a darvi la mia chiave di lettura, ma magari voi ne avete un'altra che potrebbe essere ben più interessante...

Ci sono piccoli cambiamenti del contesto in cui viviamo di cui non ci rendiamo conto? Cosidetti "segnali deboli", che ci sfuggono o ai quali al momento non diamo importanza, ma che potrebbero poi farci ritrovare "bolliti"?

Come viviamo la necessità di un nostro cambiamento rispetto ai cambiamenti del Sistema che ci circonda?

Viviamo in prima persona ciò che sappiamo di volere o di avere bisogno? O vorremmo che alcune cose succedessero, ma poi non le traduciamo in comportamento?

O forse, siccome "siamo fatti così", abbiamo chiuso la porta al cambiamento?

Siamo opportunisti verso il cambiamento, lo cogliamo e lo mettiamo in atto perchè sappiamo che ci serve? O il nostro "sono forte", "sono furbo", "sono a posto", "le cose vanno fatte così" ci impediscono di vedere il topolino passare?

Tuesday, May 15, 2007

Coerenza II - Prima di tutto, sii fedele a te stesso

Questa aurea massima ci giunge da Polonio, il ciambellano nell'Amleto, ed è per noi preziosa in quanto è proprio perchè rimane fedele a se stesso che egli giunge a farsi ammazzare da Amleto "come un topo" dietro una tenda. (...)
Con questo non viene intaccato il principio secondo cui si può vivere in conflitto con il mondo circostante e specialmente con il prossimo. E' universalmente risaputo infatti che si può creare l'infelicità anche nel chiuso della propria mente, pur essendo questo assai difficile da capire e attuare veramente. Si può rimproverare al proprio partner la mancanza d'amore, accusare il superiore di malafede e rendere responsabile il tempo del nostro raffreddore, ma come si fa a diventare ogni giorno avversari di noi stessi? (...)
Si tratta in fondo della convinzione secondo cui c'è un unico punto di vista valido: il proprio. Si pervenga una volta a questa convinzione e ben presto si dovrà concludere che il mondo sta andando in rovina. Ed è qui che si distinguono gli esperti dai dilettanti. Questi ultimi finiscono a volte per alzare le spalle e per arrangiarsi. Chi invece rimane fedele a se stesso e ai propri principi non è disposto a nessun facile compromesso.Posto di fronte alla scelta tra l'essere e il dover essere (...) egli decide incondizionatamente per il mondo come deve essere e rifiuta il mondo quale esso è.

Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici

Sunday, May 13, 2007

Coerenza


Una donna aveva un giovane figlio che, a causa della sua malattia, doveva eliminare quanto possibile il consumo di zuccheri. Ma il ragazzo non riusciva a resistere alla tentazione.

La donna si recò quindi da Gandhi e gli chiese: "Mahatma, dì a mio figlio di non mangiare più dolci. Ti supplico, è per il suo bene.". Gandhi osservò madre e figlio in silenzio, poi disse: "Torna tra due settimane".

Due settimane dopo la donna tornò con suo figlio. Gandhi li accolse con gioia, prese da parte il ragazzo e gli parlò. Il ragazzo tornò dalla madre e le disse convinto: "Madre, non mangierò più dolci d'ora in poi". Allora la donna andò a ringraziare Gandhi, quindi gli chiese: "Cosa gli avete detto che l'ha convinto?"; Gandhi rispose "Gli ho solo detto di non mangiare più dolci", e la donna:"Ma non potevatelo dirglielo due settimane fa?". Gandhi rispose: "Due settimane fa anch'io mangiavo dolci..."

Tuesday, May 08, 2007

Tre gatti

Un uomo era molto infastidito da un topo che aveva preso domicilio nella sua camera. Qualcuno gli disse "Vi occorre un gatto".
L'uomo ne cercò uno nel vicinato. Ne trovò uno bello, forte, molto impressionante. Ma il topo si dimostrò più furbo e più scaltro di lui e si fece gioco della sua forza.
Allora l'uomo prese un secondo gatto, molto astuto. Sospettoso, il topo non si mostrò più se non quando il gatto dormiva. Allora usciva e combinava più guai di prima.
Si presentò all'uomo un terzo gatto. Aveva l'aria distratta, mediocre, banale e sonnecchiava tutto il giorno. L'uomo non se ne curò e si rassegnò: "Nessun gatto è riuscito a liberarmi da quel topo. Tanto vale che permetta anche a lui di rimanere in casa mia".

Passò qualche giorno e il topo si abituò a quel gatto tranquillo, indifferente e che passava il suo tempo a sonnecchiare al sole. Finchè un mattino, mentre il topo se ne andava tranquillamente in giro per casa, con un improvviso colpo di zampa fu catturato dal gatto.

Storia Zen

Monday, May 07, 2007

La Rana Bollita






Se mettete una rana in una pentola di acqua bollente, essa cercherà immediatamente di saltare fuori.

Ma se mettete la rana in acqua a temperatura ambiente (...) se ne starà ferma.

All'aumento della temperatura da 21 a 27 gradi la rana non farà nulla. Anzi, dimostrerà in tutti i modi di godersela. Con il graduale aumento della temperatura, la rana non sarà più in grado di saltare fuori dalla pentola. Sebbene non vi sia nulla che la trattenga, la rana resterà lì e bollirà. Perchè?

Perchè l'apparato interno della rana che percepisce le minacce alla sopravvivenza è orientato a reagire a cambiamenti improvvisi, nel suo ambiente, e non a (cambiamenti) lenti e graduali.

Peter Senge, La Quinta Disciplina