Per intraprendere, o mantenere nel tempo, un reale sviluppo della propria Intelligenza Emotiva, occorre innanzitutto mettere a fuoco il potere del sé ideale. La ragione è semplice: cambiare abitudini è molto faticoso. Per capire quanto sia difficile, basti pensare a tutti i propositi che si fanno all'inizio di ogni nuovo anno e che non vanno mai in porto. Ogni volta che si vuole modificare il consueto modo di pensare e di agiresi devono rovesciare decenni di apprendimentosedimentato in circuiti neurali percorsi e ripercorsi, costruiti e rinforzati nel corso di anni di reiterazioni. E' per questo che i cambiamenti duraturi richiedono una forte adesione alla proiezione del proprio sé ideale, soprattutto quando si è affaticati o si deve far fronte a crescenti responsabilità.
Il semplice atto di contemplare il cambiamento può far crescere nelle persone l'inquietudine per gli ostacoli percepiti. Può accadere che dopo un primo entusiastico trasporto per la prospettiva di un futuro ideale ci si senta frustrati, perchè non si può viviere quel sogno nel presente. E a questo punto che può essere utile ricordare il ruolo del cervello nei sentimenti. L'attivazione della corteccia prefrontale sinistra alimenta la speranza che di dà motivazione, facendoci immaginare la sensazione di grande benessere che proveremo nel realizzare il nostro ideale. E' questo che ci sprona, a dispetto degli ostacoli.
Viceversa, se ci fissiamo su ciò che intralcia il cammino invece che su quella potente immagine della nostra vita ideale, determineremo probabilmente l'attivazione dell'area prefrontale destra sprofondando in una visione pessimistica e demotivante che, di fatto, ci preclude il successo.


