Friday, June 26, 2009

La caduta dell'Impero Romano


Traggo ispirazione da questa canzone di Battiato ("Delenda Carthago") per riflettere sull'analogia tra i nostri tempi e quelli in cui Roma aveva raggiunto il massimo splendore. Nulla sembrava poterla scalfire, e in quei tempi di ricchezza e splendore, ma anche corruzione e sbandamento, chi non riuscì ad avvertire l'arrivo del cambiamento si trovò poi a pagarne il prezzo. Arrivarono i "barbari".


Per terre ignote vanno le nostre legioni a fondare colonie a immagine di Roma

"Delenda Carthago"

Con le dita colorate di henna su patrizi triclini si gustano carni speziate d'aromi d'Oriente;

in calici finemente screziati frusciano i vini, le rose, il miele.

Nei circhi e negli stadi s'ammassano turbe stravolte a celebrare riti di sangue. ....

Conferendis pecuniis ergo sollicitae tu causa, pecunia, vitae! per te immaturum mortis adimus iter; tu vitiis hominum crudelia pabula praebes, semina curarum de capite orta tuo.

Wednesday, June 24, 2009

Un saggio sul cambiamento

Sto leggendo " I barbari" di Alessandro Baricco, edizioni Feltrinelli. Quando me ne parlarono, tempo addietro, pensai sdegnosamente che fosse uno di quegli "instant book" che ogni tanto spuntano per tenere fresco il nome di un autore. Ma ho dovuto ricredermi.
Vi riporto (con molti tagli) un brano preso dal capitolo "Inizio". Mi è piaciuto molto e mi sembra un buon modo di entrare nel libro, ma anche di iniziare una propria riflessione personale sul nostro cambiamento:

" (...) tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. (...) I barbari, eccoli qua.
(...) Questa volta sembra così diverso. (...) Di solito si lotta per controllare i nodi strategici della mappa. Ma qui, più radicalmente, sembra che gli aggressori facciano qualcosa di molto più profondo: stanno cambiando la mappa. Forse l'hanno perfino già cambiata. Dovette succedere così negli anni benedetti in cui, per esempio, nacque l'Illuminismo, o nei giorni in cui il mondo tutto si scoprì, d'improvviso, romantico. Non erano spostamenti di truppe, e nemmeno figli che uccidevano i padri. Erano dei mutanti, che sostituivano un paesaggio a un altro e lì fondavano il loro habitat.
Forse è un momento di quelli. E quelli che chiamiamo barbari sono una specie nuova, che ha le branchie dietro alle orecchie e ha deciso di vivere sott'acqua. Ovvio che da fuori, noi, coi nostri polmoncini, ne caviamo l'impressione di un'apocalisse imminente. Dove quelli respirano, noi moriamo. E quando vediamo i nostri figli guardare vogliosi l'acqua, temiamo per loro, e ciecamente ci scagliamo contro ciò che solamente riusciamo a vedere, cioè l'ombra di un'orda barbarica in arrivo. Intanto, i suddetti figli, sotto le nostre ali, già respirano da schifo, grattandosi dietro alle orecchie, come se ci fosse qualcosa, là, da liberare."