Sto leggendo " I barbari" di Alessandro Baricco, edizioni Feltrinelli. Quando me ne parlarono, tempo addietro, pensai sdegnosamente che fosse uno di quegli "instant book" che ogni tanto spuntano per tenere fresco il nome di un autore. Ma ho dovuto ricredermi.
Vi riporto (con molti tagli) un brano preso dal capitolo "Inizio". Mi è piaciuto molto e mi sembra un buon modo di entrare nel libro, ma anche di iniziare una propria riflessione personale sul nostro cambiamento:
" (...) tutti a sentire, nell'aria, un'incomprensibile apocalisse imminente; e, ovunque, questa voce che corre: stanno arrivando i barbari. (...) I barbari, eccoli qua.
(...) Questa volta sembra così diverso. (...) Di solito si lotta per controllare i nodi strategici della mappa. Ma qui, più radicalmente, sembra che gli aggressori facciano qualcosa di molto più profondo: stanno cambiando la mappa. Forse l'hanno perfino già cambiata. Dovette succedere così negli anni benedetti in cui, per esempio, nacque l'Illuminismo, o nei giorni in cui il mondo tutto si scoprì, d'improvviso, romantico. Non erano spostamenti di truppe, e nemmeno figli che uccidevano i padri. Erano dei mutanti, che sostituivano un paesaggio a un altro e lì fondavano il loro habitat.
Forse è un momento di quelli. E quelli che chiamiamo barbari sono una specie nuova, che ha le branchie dietro alle orecchie e ha deciso di vivere sott'acqua. Ovvio che da fuori, noi, coi nostri polmoncini, ne caviamo l'impressione di un'apocalisse imminente. Dove quelli respirano, noi moriamo. E quando vediamo i nostri figli guardare vogliosi l'acqua, temiamo per loro, e ciecamente ci scagliamo contro ciò che solamente riusciamo a vedere, cioè l'ombra di un'orda barbarica in arrivo. Intanto, i suddetti figli, sotto le nostre ali, già respirano da schifo, grattandosi dietro alle orecchie, come se ci fosse qualcosa, là, da liberare."
Wednesday, June 24, 2009
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