Friday, May 25, 2007
Il senso degli ultimi passi
Quale filo logico nelle ultime citazioni "postate"?
Cosa lega una rana bollita, Gandhi, Polonio e un gatto sonnacchioso?
Provo a darvi la mia chiave di lettura, ma magari voi ne avete un'altra che potrebbe essere ben più interessante...
Ci sono piccoli cambiamenti del contesto in cui viviamo di cui non ci rendiamo conto? Cosidetti "segnali deboli", che ci sfuggono o ai quali al momento non diamo importanza, ma che potrebbero poi farci ritrovare "bolliti"?
Come viviamo la necessità di un nostro cambiamento rispetto ai cambiamenti del Sistema che ci circonda?
Viviamo in prima persona ciò che sappiamo di volere o di avere bisogno? O vorremmo che alcune cose succedessero, ma poi non le traduciamo in comportamento?
O forse, siccome "siamo fatti così", abbiamo chiuso la porta al cambiamento?
Siamo opportunisti verso il cambiamento, lo cogliamo e lo mettiamo in atto perchè sappiamo che ci serve? O il nostro "sono forte", "sono furbo", "sono a posto", "le cose vanno fatte così" ci impediscono di vedere il topolino passare?
Tuesday, May 15, 2007
Coerenza II - Prima di tutto, sii fedele a te stesso
Questa aurea massima ci giunge da Polonio, il ciambellano nell'Amleto, ed è per noi preziosa in quanto è proprio perchè rimane fedele a se stesso che egli giunge a farsi ammazzare da Amleto "come un topo" dietro una tenda. (...)
Con questo non viene intaccato il principio secondo cui si può vivere in conflitto con il mondo circostante e specialmente con il prossimo. E' universalmente risaputo infatti che si può creare l'infelicità anche nel chiuso della propria mente, pur essendo questo assai difficile da capire e attuare veramente. Si può rimproverare al proprio partner la mancanza d'amore, accusare il superiore di malafede e rendere responsabile il tempo del nostro raffreddore, ma come si fa a diventare ogni giorno avversari di noi stessi? (...)
Si tratta in fondo della convinzione secondo cui c'è un unico punto di vista valido: il proprio. Si pervenga una volta a questa convinzione e ben presto si dovrà concludere che il mondo sta andando in rovina. Ed è qui che si distinguono gli esperti dai dilettanti. Questi ultimi finiscono a volte per alzare le spalle e per arrangiarsi. Chi invece rimane fedele a se stesso e ai propri principi non è disposto a nessun facile compromesso.Posto di fronte alla scelta tra l'essere e il dover essere (...) egli decide incondizionatamente per il mondo come deve essere e rifiuta il mondo quale esso è.
Con questo non viene intaccato il principio secondo cui si può vivere in conflitto con il mondo circostante e specialmente con il prossimo. E' universalmente risaputo infatti che si può creare l'infelicità anche nel chiuso della propria mente, pur essendo questo assai difficile da capire e attuare veramente. Si può rimproverare al proprio partner la mancanza d'amore, accusare il superiore di malafede e rendere responsabile il tempo del nostro raffreddore, ma come si fa a diventare ogni giorno avversari di noi stessi? (...)
Si tratta in fondo della convinzione secondo cui c'è un unico punto di vista valido: il proprio. Si pervenga una volta a questa convinzione e ben presto si dovrà concludere che il mondo sta andando in rovina. Ed è qui che si distinguono gli esperti dai dilettanti. Questi ultimi finiscono a volte per alzare le spalle e per arrangiarsi. Chi invece rimane fedele a se stesso e ai propri principi non è disposto a nessun facile compromesso.Posto di fronte alla scelta tra l'essere e il dover essere (...) egli decide incondizionatamente per il mondo come deve essere e rifiuta il mondo quale esso è.
Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici
Sunday, May 13, 2007
Coerenza

Una donna aveva un giovane figlio che, a causa della sua malattia, doveva eliminare quanto possibile il consumo di zuccheri. Ma il ragazzo non riusciva a resistere alla tentazione.
La donna si recò quindi da Gandhi e gli chiese: "Mahatma, dì a mio figlio di non mangiare più dolci. Ti supplico, è per il suo bene.". Gandhi osservò madre e figlio in silenzio, poi disse: "Torna tra due settimane".
Due settimane dopo la donna tornò con suo figlio. Gandhi li accolse con gioia, prese da parte il ragazzo e gli parlò. Il ragazzo tornò dalla madre e le disse convinto: "Madre, non mangierò più dolci d'ora in poi". Allora la donna andò a ringraziare Gandhi, quindi gli chiese: "Cosa gli avete detto che l'ha convinto?"; Gandhi rispose "Gli ho solo detto di non mangiare più dolci", e la donna:"Ma non potevatelo dirglielo due settimane fa?". Gandhi rispose: "Due settimane fa anch'io mangiavo dolci..."
La donna si recò quindi da Gandhi e gli chiese: "Mahatma, dì a mio figlio di non mangiare più dolci. Ti supplico, è per il suo bene.". Gandhi osservò madre e figlio in silenzio, poi disse: "Torna tra due settimane".
Due settimane dopo la donna tornò con suo figlio. Gandhi li accolse con gioia, prese da parte il ragazzo e gli parlò. Il ragazzo tornò dalla madre e le disse convinto: "Madre, non mangierò più dolci d'ora in poi". Allora la donna andò a ringraziare Gandhi, quindi gli chiese: "Cosa gli avete detto che l'ha convinto?"; Gandhi rispose "Gli ho solo detto di non mangiare più dolci", e la donna:"Ma non potevatelo dirglielo due settimane fa?". Gandhi rispose: "Due settimane fa anch'io mangiavo dolci..."
Tuesday, May 08, 2007
Tre gatti
Un uomo era molto infastidito da un topo che aveva preso domicilio nella sua camera. Qualcuno gli disse "Vi occorre un gatto".
L'uomo ne cercò uno nel vicinato. Ne trovò uno bello, forte, molto impressionante. Ma il topo si dimostrò più furbo e più scaltro di lui e si fece gioco della sua forza.
Allora l'uomo prese un secondo gatto, molto astuto. Sospettoso, il topo non si mostrò più se non quando il gatto dormiva. Allora usciva e combinava più guai di prima.
Si presentò all'uomo un terzo gatto. Aveva l'aria distratta, mediocre, banale e sonnecchiava tutto il giorno. L'uomo non se ne curò e si rassegnò: "Nessun gatto è riuscito a liberarmi da quel topo. Tanto vale che permetta anche a lui di rimanere in casa mia".
Passò qualche giorno e il topo si abituò a quel gatto tranquillo, indifferente e che passava il suo tempo a sonnecchiare al sole. Finchè un mattino, mentre il topo se ne andava tranquillamente in giro per casa, con un improvviso colpo di zampa fu catturato dal gatto.
L'uomo ne cercò uno nel vicinato. Ne trovò uno bello, forte, molto impressionante. Ma il topo si dimostrò più furbo e più scaltro di lui e si fece gioco della sua forza.
Allora l'uomo prese un secondo gatto, molto astuto. Sospettoso, il topo non si mostrò più se non quando il gatto dormiva. Allora usciva e combinava più guai di prima.
Si presentò all'uomo un terzo gatto. Aveva l'aria distratta, mediocre, banale e sonnecchiava tutto il giorno. L'uomo non se ne curò e si rassegnò: "Nessun gatto è riuscito a liberarmi da quel topo. Tanto vale che permetta anche a lui di rimanere in casa mia".
Passò qualche giorno e il topo si abituò a quel gatto tranquillo, indifferente e che passava il suo tempo a sonnecchiare al sole. Finchè un mattino, mentre il topo se ne andava tranquillamente in giro per casa, con un improvviso colpo di zampa fu catturato dal gatto.
Storia Zen
Monday, May 07, 2007
La Rana Bollita

Se mettete una rana in una pentola di acqua bollente, essa cercherà immediatamente di saltare fuori.
Ma se mettete la rana in acqua a temperatura ambiente (...) se ne starà ferma.
All'aumento della temperatura da 21 a 27 gradi la rana non farà nulla. Anzi, dimostrerà in tutti i modi di godersela. Con il graduale aumento della temperatura, la rana non sarà più in grado di saltare fuori dalla pentola. Sebbene non vi sia nulla che la trattenga, la rana resterà lì e bollirà. Perchè?
Perchè l'apparato interno della rana che percepisce le minacce alla sopravvivenza è orientato a reagire a cambiamenti improvvisi, nel suo ambiente, e non a (cambiamenti) lenti e graduali.
Peter Senge, La Quinta Disciplina
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